Antologia di aforismi e pensieri

di Emanuele Marcuccio 

«Il dolore è come il mare, nel suo indistinto ondeggiare e rifluire incessante.»[1]

 

 

«Tutto quello di cui scriviamo, tutto quello che facciamo, è già passato.

Non possiamo fermare il presente, perché è già passato.

Ci illudiamo del futuro, ma si confonde con il presente e si dissolve nel passato.»[2]

 

 

«La follia della disperazione porta alla divisione, alla distruzione e alla guerra; la speranza alla gioia, alla concordia e alla pace.»[3]

 

 

«Solo al momento della morte, questo nostro orologio sconnesso della vita darà l’ora esatta.»[4]

 

 

«Se si legge un classico, si va sul sicuro e si evitano delusioni. Perché un classico nasconde in sé, tutto un mondo da scoprire, e quel mondo ci assomiglia.»[5]

 

 

«Agosto può raggiungerci in qualsiasi mese, quando il tedio soffocante della solitudine ci assale o, quando ci ritroviamo smarriti e senza meta.»[6]

 

 

«Spesso il poeta raccoglie sogni che altri hanno disperso e, cerca di far rivivere quei sogni emozionando.»[7]

 

 

«Lo stato non fa altro che importunarci con la sua fastidiosa e puntigliosa burocrazia che, non fa altro che pungerci e importunarci come uno sciame d’insetti.»[8]

 

 

«Un poeta non deve mai lasciarsi condizionare dal marketing, dal consumismo o dalle mode del tempo, la sua ispirazione non sarebbe più spontanea e sincera, deve bensì lasciar parlare la propria anima, senza alcun condizionamento.»[9]

 

 

«L’ispirazione non segue un ordine precostituito, è caos, siamo noi che cerchiamo di dargli un ordine con la scrittura.»[10]

 

 

«La chiusa ha un’importanza basilare, dalla sua riuscita o meno dipende la sensazione che rimane al lettore invitandolo a sostare e a rileggere una poesia.»[11]

 

 

«Il poeta è ribelle (rinnova la guerra, etimologicamente parlando) come il fuoco, niente è più ribelle del fuoco, ribelle ai canoni della prosa, ribelle anche ai segni d’interpunzione; le pause della poesia non sono le pause della prosa, la mancanza totale o parziale di segni d’interpunzione non fanno altro che dilatare il respiro di una poesia, le pause sono date dagli “a capo” e dal sentire del verso, dal suo significante.»[12]

 

 

«Una giustapposta punteggiatura ci dà il significato e l’enfasi di un verso, di ogni singola parola. Il respiro, la profondità, la musicalità di un verso, il suo senso traslato sono dati dal significante di ogni singola parola, dal suo segno grafico, dalla sua sensazione, dall’emozione che ci trasmette ogni singola parola, dal suo trasfondersi su ogni singola parola.»[13]

 

 

«L’amore non è solo baci e abbracci; è dialogo che riassuma tutta la propria esistenza, tutto il proprio mondo, offrendoli in reciproco dono.»[14]

 

 

«Dietro ogni poesia, dietro ogni parola, è nascosto un verso della poesia che giorno per giorno ognuno scrive con le lacrime del suo cuore, di gioia o di dolore.»[15]

 

 

«La poesia non è mera imitazione della realtà, non è sua fredda riproposizione, come ad esempio l’uso dei vari termini e verbi indecorosi, espedienti fin troppo facili per esprimere rabbia e quant’altro. La poesia è “rappresentazione”, nel senso di interpretazione soggettiva della realtà e, quindi, nel senso di sua ri-creazione e trasfigurazione.»[16]

 

 

«Bisogna rimanere immobili per far sì che l’anima della persona amata ci pervada, che la sua profondità ci tocchi; in quell’istante, anche il tempo sembra fermarsi e l’attimo diviene eterno.»[17]

 

 

«Ognuno, per sua stessa natura, è viandante, alla continua ricerca del proprio sé, alla continua ricerca della felicità ma, solo dei lampi fuggevoli, solo uno stormir di fronde ci sono concessi, e questi attimi di felicità si perdono nella nebbia dei giorni, si perdono nel vento degli anni.»[18]

 

 

«Il poeta è cultore di sogni e ne raccoglie pezzi di cielo.»[19]

 

 

«Il cuore, nella sua accezione più profonda, è sede degli affetti, è centro, parte più profonda della propria anima. Da questo profondo abisso, come un dolce vento che spira, i poeti traggono tesori e, a questo dolce vento affidano ogni loro pena.»[20]

 

 

«Un fotografo coglie un attimo di realtà imprimendolo nella pellicola; bisogna saper scegliere quell’attimo tra mille, da qui si percepisce la sua arte.»[21]

 

 

«Tutto è poesia per quell’osservatore attento che chiamiamo “poeta”. Tutto è meraviglia, il poeta osserva con gli occhi della mente e ascolta con gli orecchi del cuore donandoci quella mirabile architettura di parole e di silenzi che chiamiamo “poesia”. Ma cos’avrà mai visto il poeta nelle sue ispirazioni? Cos’avrà mai visto nelle sue illuminazioni? Solo una parte infinitesimale la traspone sul foglio, sotto forma di parole.»[22] 

 

 

«La poesia non è serva; è servita e riverita da pochi. Molti sono invece quelli che se ne servono restituendo di essa ai nostri occhi solo una lontana parvenza.»

 

 

«La nostra vita è preziosa, tessuta da fili finissimi, non spegniamo i nostri sogni. Se spegniamo i nostri sogni, anche il nostro sole, il sole dell’anima, in simile desolazione si spegnerà e, i sogni, sono le ali della vita, che non faranno mai spegnere questo sole.»[23]

 

 

«L’aforisma è la sintetica risposta della prosa alla poesia.»[24] 

 

 

«Il perdono è il dono più grande: è il sorriso di Dio, rimasto negli occhi dell’uomo al momento della creazione.»[25]

 

 

«Ogni donna, nella sua dignità, è signora della propria vita, così come lo è ogni uomo. Quindi, mi domando perché, anche nelle occasioni più informali, non sarebbe lecito chiamare "signora" una donna nubile. Forse un uomo celibe lo chiamiamo "signorino"? Dopotutto, la parola 'donna' trae origine dal latino domina, che significa ‘signora’.»[26]

 

 

«Poeta si nasce, non si diventa; prima o poi la poesia esce allo scoperto e si fa strada tra i versi di un foglio.»[27]

 

 

«Un tutto indefinito è la realtà che si para davanti ai nostri occhi, apparenza che è nulla e che nasconde una dimensione in cui non esiste né spazio né tempo: l’infinito.»[28]

 

 

«L’anima della poesia è la sintesi; non è la lunghezza dei versi che fa una poesia ma il suo contenuto, la sua sostanza, anche una poesia lunga deve avere sintesi, nessun verso in più né uno in meno che pregiudichi il suo respiro.»[29]

 

 

«L’invidioso nega se stesso e la sua dignità di persona.»[30]

 

 

«Eternità è dove passato, presente e futuro si fondono in un eterno presente.»[31]

 

 

«Un libro può essere breve ma profondo, come il vento che insegue la sua foglia, come la luna che illumina la notte con la sua luce argentea.»[32]

 

 

«Non è il destino ad essere già scritto bensì il possibile, in caso contrario non avremmo il libero arbitrio.»[33] 

 

 

«Lʼarte, intesa in tutte le sue forme, è rappresentazione trasfigurata dell’uomo e del mondo: lʼartista ri-crea il mondo.»[34]

 

 

«La meraviglia e il sogno sono genesi e motore di ogni poesia e di ogni arte.»[35]

 

 

«È essenziale che la poesia abbia respiro, senza respiro essa soffoca nelle secche della discorsività o, peggio, nelle sabbie mobili del luogo comune e della banalità; la poesia è il respiro della parola.»[36]

 

 

«La poesia è una scrittura di ricapitolazione, trasfigurando tutto ciò che viviamo e abbiamo vissuto rapiti dalla meraviglia.»[37]

 

 

«Mai leggere una poesia secondo il proprio metro di scrittura - poveri poeti! - piuttosto secondo il proprio metro di bellezza e di sentire poesia.»[38]

 

 

«L’invidia è la dimostrazione del proprio fallimento e non può che ricadere sulla persona stessa che la prova.»[39]

 

 

«Pernicioso sentimento che nega l’uomo nella sua unicità e irripetibilità: l’invidia.»[40]

 

 

«Lo stordimento della ragione genera alienazione, tutto quello che ci distacca da noi stessi è fonte di alienazione, e la poesia ci preserva: l’arte di render nuove le parole, di emozionarci, di colmarci di meraviglia, l’arte di ritrovare il “proprio sé fanciullo”[41].»[42]

 

 

«La poesia non è un mestiere, è la nostra passione, la nostra meraviglia e la nostra consolazione; è difesa che para i colpi della vita.»[43]

 

 

«Libertà in poesia non è anarchia; ogni poeta deve avere un proprio modo di fare poesia applicando le proprie regole o che fa proprie: non si prostituiscono le emozioni.»[44]

 

 

«Chi è credente non bestemmia, chi dichiara di essere ateo invece bestemmia cadendo così in contraddizione.»[45]

 

 

«La poesia è anima che si fa parola: la poesia proviene dal profondo di noi stessi, dalla propria anima, è “prodotto” della propria anima; l’anima stessa è fatta di poesia e così si fa parola per portarsi all’attenzione dei suoi lettori.»[46]

 

 

«Il poeta ha negli occhi la meraviglia che è luce per la poesia.»[47]

 

 

«Il verso libero non è mai lasciato al disordine di un accapo aleatorio; diversamente è verso caotico, anarchico, e non libero.»[48]

 

 

Emanuele Marcuccio

 

 

 

 

[1] Emanuele Marcuccio, Pensieri Minimi e Massime, Photocity, 2012, n. 1, p. 7.

[2] Ibidem, n. 6.

[3] Ivi, n. 7, p. 8.

[4] Ibidem, n. 9.

[5] Ivi, n. 15, p. 9.

[6] Ivi, n. 21, p. 10.

[7] Ivi, n. 31, p. 12.

[8] Ivi, n. 37, p. 13.

[9] Ivi, n. 25, p. 11.

[10] Ivi, n. 53, p. 17

[11] Ibidem, n. 54.

[12] Ivi, n. 59, p. 18.

[13] Ibidem, n. 60.

[14] Ivi, n. 62, p. 19. 

[15] Ivi, n. 71, p. 20.

[16] Ibidem, n. 72.

[17] Ivi, n. 75, p. 21. Ri-edito in esergo a Giusy Tolomeo, Dillo a te sola, TraccePerLaMeta, 2015.

[18] Emanuele Marcuccio, Op. cit., n. 77, p. 22.

[19] Ibidem, n. 80.

[20] Ivi, n. 83, p. 23. 

[21] Ivi, n. 88, p. 24. 

[22] Cinzia Tianetti (a cura di), Prefazione a Emanuele Marcuccio; AA.VV., Dipthycha. Anche questo foglio di vetro impazzito, c’ispira..., cit. di Emanuele Marcuccio, Photocity, 2013.

[23] Emanuele Marcuccio, in esergo a Giovanni Di Liberto, Desiderio di un Sogno, Photocity, 2015, racconto per ragazzi.

[24] Emanuele Marcuccio, da Intervista ad Emanuele Marcuccio, in Lorenzo Spurio (a cura di), La parola di seta. Interviste ai poeti d'oggi, PoetiKanten, 2015. 

[25] Emanuele Marcuccio, Lo stupore e la meraviglia. Aforismi e pensieri (inedita), tutelata su patamu.com con numero di registro 94972 e rilasciata con licenza Creative Commons - Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 (CC BY-NC-ND 4.0).

[26] Op. cit. 

[27] Op. cit.

[28] Op. cit.

[29] Op. cit.

[30] Op. cit.

[31] Op. cit. Non a caso ho usato l’avverbio “dove” e non “quando”, proprio perché l’eternità non è un tempo ma uno stato ed è questo eterno presente che fa venir meno ogni categoria di tempo. [N.d.A.]

[32] Emanuele Marcuccio, in esergo alla Prefazione di Luciano Somma a AA.VV., Nelle ferite del tempo. Poesia e racconti per l’Italia, Photocity, 2016.

[33] Emanuele Marcuccio, Lo stupore e la meraviglia. Aforismi e pensieri (inedita), tutelata su patamu.com come citato sopra. 

[34] Op. cit. Questo aforisma e il successivo, sono scritti in omaggio al Movimento artistico e culturale del Metateismo (a cui ho aderito nel 2014), fondato nel 2012 dallʼartista Davide Foschi, per un nuovo Rinascimento. [N.d.A.]

[35] Op. cit. 

[36] Op. cit. 

[37] Op. cit. 

[38] Op. cit. 

[39] Op. cit. 

[40] Op. cit. 

[41] Emanuele Marcuccio, Per una strada, SBC, 2009, p. 68. 

[42] Emanuele Marcuccio, Lo stupore e la meraviglia. Aforismi e pensieri (inedita), tutelata su patamu.com come citato sopra. 

[43] Op. cit.

[44] Op. cit.

[45] Op. cit.

[46] Op. cit.

[47] Op. cit.

[48] Op. cit.

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